Pezzi Unici, l’artigianato in onda Intervista alla regista Cinzia TH Torrini

Pezzi Unici è una fiction nuova per il tema affrontato e per la visibilità che dà agli artigiani e al loro mondo. Come è stato il rapporto con Firenze, quale la risposta degli artigiani e il valore di istituzioni impegnate nel settore?

Firenze è la mia città, l’unica dove al momento sono ancora rappresentati tutti i vari mestieri d’arte. A Parigi un artigiano è considerato un artista, a Firenze per molti anni, per lasciare spazio ad altre attività più vicine ad un turismo “mordi e fuggi”, gli artigiani si sono allontanati dal centro, da San Frediano. Adesso qualche bottega sta riaprendo, i giovani stanno tornando, la città si è resa conto dell’immenso valore che stavamo perdendo e che alla fine oltre all’arte ed ai paesaggi, l’artigianato è quello che caratterizza, in un mondo globalizzato, le peculiarità delle tradizioni e quindi l’unicità di un luogo e che lo rende appetibile per un turista, ma anche per chi desidera oggetti utili e che abbiano un’anima all’interno. Da questa consapevolezza è partito il lavoro che ha portato a questa fiction. L’idea è partita nel 2009 quando ho ricevuto dalle mani degli artigiani il Premio Porcellino. Dopo 10 anni il risultato è Pezzi Unici: un lavoro corale durato ben 24 settimane di riprese di cui 7 tra Firenze e Prato, resa possibile anche grazie al supporto di Fondazione CR Firenze, OMA, Confartigianato Imprese Firenze, Il Comune di Firenze e quello di Prato, la Regione Toscana e Toscana Film Commission. In occasione della Mostra Internazionale dell’artigianato ho mandato gli arredatori e lo scenografo a curiosare tra gli stand per avere il meglio nelle mie immagini. Allo stesso tempo la Fondazione CR Firenze ci ha dato la possibilità di girare alcune scene nel bellissimo Giardino di Villa Bardini.

L’artigianato che nasce come fenomeno popolare nelle nostre città italiane oggi, nell’epoca del web e della globalizzazione, è considerato di nicchia. Eppure grazie a Pezzi Unici si apre al grande pubblico. Come è riuscita in questa mediazione?

Il progetto è iniziato iniziato con un docu-film “Firenze capitale dell’arte e dell’artigianato” (finanziato dalla Camera di Commercio di Firenze) . Uno stimolo al grande lavoro di scrittura che ha dato vita oggi a Pezzi Unici che è un multi-genere non è solo un giallo o un romanzo di formazione, o un social drama. Mostrando come si lavora dentro una bottega, il sapore, il rumore, la sensibilizzazione materica di questo tipo di lavoro, il saper fare con le mani ha coinvolto il pubblico. In ogni episodio ci sono manufatti creati dai veri artigiani (hanno partecipato più di un centinaio) e suddivisi nelle varie fasi di lavorazione per poter rendere visivamente i vari percorsi delle lavorazioni.

Uno dei temi attuali dell’artigianato a Firenze come in Italia è dato dal rapporto con le nuove generazioni. La fiction Pezzi Unici affronta l’aspetto grazie alla storia dei suoi protagonisti dei giovani, dei loro problemi e del valore della manualità come occasione di riscatto. Ce ne parla?

Ho creato una storia che potesse coinvolgere e stimolare i giovani nel voler vedere le vicissitudini di 5 ragazzi di una casa famiglia, che devono seguire un corso da un artigiano del legno, come riabilitazione sociale. Un artigiano, che suo malgrado, deve tenerli nella sua bottega per motivi legati ad un giallo che si cela dietro la morte di suo figlio. Grazie a questa fiction i giovani possono immaginare di preferire ad un lavoro ripetitivo quello creativo sempre originale e unico delle mani.