Homo Faber

Il 14 settembre debutta a Venezia Homo Faber, la prima edizione di un evento unico dedicato al saper fare artigiano. Ce ne parla Alberto Cavalli Direttore Generale Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Sarà una celebrazione “del saper fare artigiano che non è solo esposizione di oggetti ma anche esperienza diretta, contatto umano”. Una mostra dinamica che racconta l’eccellenza con uno sguardo prospettico rivolto ai giovani e al futuro e mai nostalgico. È la prima edizione di “Homo Faber: Crafting a more human future”, in scena a Venezia, Fondazione Cini, dal 14 al 30 settembre. Un’iniziativa realizzata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, in collaborazione con Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Fondazione Giorgio Cini, la Triennale di Milano e Fon-dation Bettencourt Schueller di cui ci parla in questa intervista Alberto Ca-valli, co-direttore della Michelangelo Foundation e direttore della Fondazione Cologni, entrambe impegnate nell’organizzazione della mostra.

Perché questa mostra e perché a Venezia?

L’idea di “Homo Faber: Crafting a more human future” nasce da Johann Rupert e Franco Cologni, fondatori della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, per riportare al centro dell’attenzione il lavoro magnifico, ma spesso poco conosciuto, dei grandi maestri d’arte europei: in un’era di omologazione, il loro talento riesce ancora a dare vita a oggetti magnifici, memorabili. La tecnologia pone a rischio migliaia di posti di lavo-ro, ma ci sarà sempre qualcosa che le mani dell’uomo sapranno fare meglio di qualunque macchina: Homo Faber vuole essere il luogo dove queste storie vengono raccontante. Venezia è da sempre una città con una forte vocazione all’eccellenza: nelle arti, nei mestieri, nel commercio, nello scambio, nella cultura. Ma al di là della sua storia millenaria, Venezia è anche una città che sa aprirsi al contemporaneo con saggezza e lungimiranza, grazie al lavoro della Biennale.

Il titolo abbina latino a inglese: ci spiega questa combinazione?

La scelta del latino è un omaggio alle radici comuni dell’Europa: in un momento di divisioni, abbiamo voluto cercare punti di contatto culturalmente significativi. L’inglese è la lingua franca di oggi, che abbatte le distanze. I mestieri d’arte come nuova opportunità di lavoro in un mondo che, sempre più automatizzato, mette in discussione molte professioni e il valore creativo dell’uomo.
In che modo questo evento coinvolge e si proietta nel futuro, e come coinvolgerà le nuove generazioni?
Per economie largamente basate sulla dimensione culturale e artistica, come quelle europee, i mestieri d’arte rappresentano un vantaggio competitivo: se, infatti, è decisamente difficile pensare che i nostri Paesi possano mettersi a gareggiare con economie dove il costo del lavoro è incommensurabilmente più basso, è anche vero che qui siamo in grado di creare manufatti meravigliosi che suscitano il desiderio delle élite di tutto il mondo. Valorizzare il lavoro dei maestri d’arte, e permettere loro di essere più visibili e più rintracciabili, comporta un aumento di attenzione che dovrebbe portare a un incremento di lavoro, e quindi a un’efficace trasmissione del know-how alle giovani generazioni.

Che tipo di allestimento avete pensato per attirare i giovani immersi in un mondo fatto di rapporti virtuali e condivisione istantanea?

Diversi piani narrativi e di fruizione accompagneranno i visitatori nei 14 spazi che compongono Homo Faber. Due sale, in particolare, per-metteranno di vivere un’esperienza di realtà virtuale: ne “L’intelligence de la main”, affidata alla Fondation Bettencourt Schueller, ci si potrà immergere nel lavoro dei migliori arti-giani di Francia, mentre in “Singular Talents” (dedicata ai mestieri rari) si potrà entrare negli atelier di tre artigiani unici e provare a cimentarsi nella costruzione di oggetti preziosi. Per quanto riguarda la condivisione istantanea, anche Homo Faber avrà il suo angolo social: i visitatori saranno chiamati a dare il loro contributo a un grande murales e a immortalare la loro esperienza sul profilo Instagram ufficiale della Michelangelo Foundation.

Quanti artigiani vedremo e da dove arriveranno?

Saranno oltre trecento gli artigiani presenti a Homo Faber, provenienti da tutti i Paesi d’Europa, dal Portogallo alla Russia, da Cipro all’Islanda. Una delle parole che ci hanno guidato nella selezione dei maestri d’arte è stata “diversità”: il visitatore avrà modo di confrontarsi con tecniche, savoir faire e oggetti profondamente differenti tra loro, spesso strettamente connessi con la realtà nella quale l’artigiano si è formato e opera.

Homo Faber si prospetta come evento unico sul panorama internazionale. Che periodicità avrà, e pensate di esportare il format in giro per l’Europa?

Effettivamente Homo Faber ha l’ambizione di essere qualcosa di mai visto prima, una celebrazione del saper fare artigiano che non è solo esposizione di oggetti ma anche esperienza diretta, contatto umano. Ci piacerebbe ripetere l’esperienza nel 2020 sempre a Venezia, città che abbiamo scelto per-ché da sempre baluardo di cultura e confronto. In questi due anni, tuttavia, ci impegneremo perché Homo Faber 2018 possa essere presentato in altri luoghi, in modo da avvicinare nuovi amanti del bello all’universo dei mestieri d’arte.

 

Di Laura Antonini