L'Arte della Scagliola
Silvia Botticelli, Storica dell'Arte esperta di scagliola e autrice del volume Fascino dell'illusione. Storia e tecniche dei manufatti in Scagliola, ci racconta cos'è e come è nata la tecnica della Scagliola.
Poche persone conoscono l’arte della scagliola e il fascino di questa particolare lavorazione artistica che, con materiali ‘poveri’ e con un procedimento relativamente semplice, riesce ad imitare materie pregiate quali marmi, pietre dure, metalli preziosi. Eppure oggi questa tecnica, che a Firenze vanta una tradizione consolidata e di altissimo livello, sta vivendo un momento di recupero e rivalutazione delle sue capacità espressive che, seppur memori del glorioso passato, cercano di rinnovarsi in funzione delle esigenze del gusto e del vivere contemporaneo.
La scagliola è polvere di gesso (gesso da presa o da modellatori usato sia in edilizia che in scultura) ottenuta da una particolare varietà di pietra, la selenite, caratterizzata da una peculiare conformazione a scaglie. Mescolata con acqua, colla animale e pigmenti sapientemente miscelati, dà luogo ad un impasto duttile (meschia) che al termine della lavorazione e dopo laboriose fasi di levigatura, diventa lucido e solido come la pietra. Con questo composto si possono rivestire pareti e pavimenti a finto marmo o realizzare piani di tavolo ad imitazione del commesso di pietre dure, cornici, mensole, colonne ed altri oggetti d’arredo.
Sarebbe riduttivo, però, considerare i manufatti in scagliola solamente come una soluzione economica, alternativa all’uso di materiali più pregiati: da sempre sono stati apprezzati soprattutto per il loro valore artistico, anche presso i principi e i sovrani europei.
Conosciuta fin dall’antichità, la scagliola – o stucco marmorizzato - a partire dal Seicento ha avuto grande successo in Italia e all’estero (in particolare Austria e Baviera). Imitando perfettamente non solo il marmo, ma anche altri materiali pregiati, assecondava perfettamente quelle che erano le esigenze della poetica barocca, ossia l’esuberanza decorativa, lo sfarzo e, soprattutto, la ricerca dell’effetto “sorpresa” ottenuto per mezzo dell’illusione e del paradosso: le splendenti e compatte superfici a finto marmo suscitavano meraviglia anche al più accorto visitatore, che solo attraverso la percezione tattile dell’oggetto poteva accertarsi dell’inganno.
Col tempo la scagliola ha poi assunto connotazioni autonome, fondendo stilemi e tecniche derivanti da espressioni artistiche diverse, come l’incisione, la xilografia, il commesso e la pittura, raggiungendo piena autonomia artistica.
In Italia, le principali scuole sono state quella carpigiana e quella fiorentina. Ed è proprio a Firenze che nel corso del ‘700 la scagliola si è aperta a nuove possibilità espressive, grazie alle sperimentazioni del monaco vallombrosiano Enrico Hugford (1695-1771). Questi, abbandonando l’imitazione della tarsia lapidea, trasformò la tecnica della scagliola in un vero e proprio genere pittorico con la realizzazione di dipinti nei quali raggiunse le sfumature e i contrasti chiaroscurali propri della pittura. La tavolozza fondata su colori pastello e le composizioni gradevoli e ben calibrate assecondarono il gusto del tardo Settecento e sancirono la moda della pittura in scagliola, che ebbe grande successo fino alla fine del secolo successivo.
Dopo un lungo periodo di oblio, determinato dall’avvento del Razionalismo e dall’introduzione di nuovi materiali - primo fra tutti il cemento che permise la riproducibilità meccanica e seriale degli oggetti - a partire dagli anni Cinquanta del Novecento i manufatti in scagliola sono tornati ad essere apprezzati. È in quegli anni che nasce a Firenze la bottega di Bianco Bianchi, la cui attività, oggi portata avanti dai figli, è diventata sinonimo della scagliola fiorentina nel mondo. Con rigore filologico e pura adesione alla tradizione artigianale, il suo lavoro ha contribuito alla rinascita di una tecnica che era stata ormai persa e dimenticata.
Oggi quest’arte è portata avanti da pochi, ma sapienti artigiani, sia nel campo dell’edilizia che in quello dell’artigianato artistico dove si producono oggetti e complementi d’arredo. Qui gli artigiani, pur cercando di tramandare la tecnica e gli stili del passato, propongono anche soluzioni formali ed espressive legate al gusto contemporaneo, spesso con l’utilizzo di materiali innovativi.
Sempre maggiore, infine, è l’interesse suscitato dalla ‘pittura a scagliola’. A questo proposito dobbiamo ricordare le opere di Leonetto Tintori (1908-2001), caratterizzate da una grande spontaneità e dall’immediatezza con cui le forme prendevano vita sovrapponendo e plasmando gli impasti colorati. Della sua produzione rimangono circa un centinaio di opere che sono oggi visibili presso quella che è stata la casa di Tintori e che oggi è la sede del “Laboratorio per l’affresco di Vainella” a Prato.
di Silvia Botticelli


