Casa Buonarroti
Forse meno noto al grande flusso del turismo cittadino, il museo di Casa Buonarroti a Firenze è in realtà una piacevole scoperta per chi più o meno casualmente si trova a visitarlo. Vero e proprio tributo alla vita e all'opera di Michelangelo Buonarroti da parte della sua famiglia.
Per le vie del centro, nelle vicinanze della chiesa di Santa Croce, s’incontra un monumento che racchiude in sé una storia lunga secoli, propone la narrazione del susseguirsi delle generazioni della famiglia del grande Michelangelo Buonarroti. Si racconta di come la famiglia del grande artista ha voluto, nel corso dei secoli, celebrarne il valore artistico, e di come fu donata al godimento pubblico questa grande ricchezza.
STORIA
Documenti testimoniano che nel 1508 Michelangelo acquistò tre case e una casetta , per poi nel 1514 acquistarne una quinta contigua. Queste risultano affittate fin dal 1525, Michelangelo però, anche se viveva altrove, sembrava sempre preoccuparsi d’avere una dimora onorevole in città. Fu il figlio del nipote Leonardo, Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1647) che riuscì a dare il dovuto lustro al palazzo. Fu un uomo eclettico e di cultura grazie al quale fin dal 1612, per circa trent’anni, commissionò i migliori artisti del tempo alla decorazione del palazzo.
All'inizio del Settecento la proprietà fu nelle mani di Filippo Buonarroti, erudito e archeologo di valore. Filippo arricchisce le raccolte familiari con numerose opere etrusche e romane; con lui la Casa torna ad essere, come ai tempi di Michelangelo il Giovane, meta di visitatori illustri, e vive la sua estrema stagione di splendore.
Furono invece anni davvero difficili per il palazzo e per la famiglia quelli a cavallo fra Settecento e Ottocento: nel 1799 il presidio austriaco che governava Firenze decretò la confisca del patrimonio Buonarroti, che fu assegnato all'Ospedale di Santa Maria Nuova. Si giungeva a questo perché l'erede legittimo, il famoso Filippo (1761-1837), rivoluzionario e seguace di Robespierre, era da anni esule in Francia, e per di più in attesa di essere deportato come uno dei protagonisti della Congiura degli Eguali di Babeuf (1796).
Fu con ogni probabilità l'avveduto comportamento della moglie di Filippo, la contessa Elisabetta Conti, a far sì che la proprietà venisse nuovamente assegnata alla famiglia. Nel 1812 infattl il figlio primogenito di Filippo, Cosimo Buonarroti, futuro ministro dell'istruzione pubblica nel governo granducale, riusciva a riprendere possesso del palazzo di via Ghibellina, degradato ormai a tal punto da essere divenuto, come testimonia un documento del tempo, "quasi un abituro della più abbietta classe del popolo". Dopo rilevanti restauri, Cosimo prese dimora nella Casa, nella quale portò come sua sposa, nel 1846, la nobildonna anglo-veneziana Rosina Vendramin, che si dedicò con passione alle memorie familiari.
Il testamento di Cosimo lasciava al godimento pubblico il palazzo di via Ghibellina con tutti i suoi preziosi contenuti; ma alla sua morte, avvenuta nel 1858, pur non essendoci eredi diretti, la consegna della Casa alla città di Firenze avvenne con pesanti contrasti da parte degli eredi indiretti. La costituzione in ente morale fu perciò decretata soltanto l'anno seguente dal granduca Leopoldo II di Lorena, appena un giorno prima di quel 27 aprile in cui lasciò per sempre Firenze. L'atto definitivo porta infatti la data del 28 aprile 1859; e già reca l'intestazione "sotto il regime del governo provvisorio toscano".
NASCITA DI UN NUOVO ALLESTIMENTO
L’attuale direttrice della Fondazione, dott.ssa Pina Ragionieri, da ormai più di vent’anni si occupa dello studio, la tutela e la giusta interpretazione del grande tesoro di Via Ghibellina. Il nuovo allestimento, ormai visitabile dal duemila, fornisce al visitatore una corretta chiave di lettura della collezione. Si intende facilmente che non ci troviamo all’interno di un tempio celebrativo di Michelangelo, bensì ci addentriamo fra secoli di storia, respiriamo le vicende che sono ruotate intorno agli oggetti esposti, capiamo il perché del posizionamento di quadri e arredi. Stiamo osservando le memorie di generazioni di una stessa famiglia.
Precedentemente l’allestimento non riusciva efficacemente a sottolineare questo particolare aspetto della Casa Buonarroti, era un allestimento fatto non rispettando la storia della casa. Ora invece si è cercato di ripercorrere gli eventi storicizzando la casa attraverso gli antichi inventari, come la Descrizione Buonarrotiana, studiando per proporre al visitatore un nuovo nesso e un nuovo modo di vivere il museo. Il tentativo è quello di riproporre la casa com’era al tempo dei suoi massimi splendori “disseppellendo” gli oggetti e la loro storia.
www.casabuonarroti.it


