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Sisetta Zappone Incisore stampatore litografo

Sisetta Zappone, classe 1984, è una giovanissima esperta di incisione, stampa e litografia, che ha studiato all'Accademia delle Belle Arti di Firenze e si è specializzata presso la Fondazione per la Grafica d’Arte il Bisonte. La conosciamo meglio con l'intervista di Federica Faraone.

Esistono delle tecniche di raffigurazione magiche, che celano dietro ad ogni singolo tratto un’ispirazione, un gesto sapiente che genera arte. Le composizioni si nutrono di luce e il tratto scuro sul foglio prende vita. Sisetta Zappone ci regala emozioni al limite dell’onirico attraverso le sue creature immaginarie. Nata nel 1984 nell’Aspromonte, si trasferisce nel 2002 a Firenze per studiare prima all’Accademia di Belle Arti per poi diventare incisore stampatore presso la Fondazione per la Grafica d’Arte il Bisonte.

Il Bisonte, in qualità di più antica stamperia artistica di Firenze, racchiude saperi preziosi. Come è stata la tua esperienza nella scuola?

E' stata determinante. Durante l'anno al Bisonte, e attraverso la scuola, ho avuto l'opportunità di maturare diverse consapevolezze, sia rispetto al mio stile ed alle mie conoscenze che a me stessa e alle mie scelte.
L'intensità del corso e la qualità pratica e umana degli insegnanti, sono stati decisivi, lì ho imparato tutto, da come preparare una lastra a come non perdere la calma nelle dinamiche di gruppo. L'esperienza  è interessante, ti consente o ti costringe a convivere per un lungo periodo di tempo con persone eterogenee, ognuno conserva la propria peculiarità, e sviluppa il proprio stile attraverso comuni istruzioni, senza un programma prestabilito ma solo in base alle singole esigenze espressive. Il rapporto con gli altri "incisori" è fondamentale: la contaminazione ed il confronto aiutano ad avere coscienza del proprio gusto e delle proprie idee.
Non sono più riuscita a smettere, neanche di andare lì. Mi  è piaciuto quell'ambiente, dove è evidente la devozione e l'attenzione dedicata all'incisione. Probabilmente sarei ancora lì a stampare, se non mi fossi trasferita a Londra

Cosa ti ha mosso la prima volta verso questa espressione artistica così ricca di sapienza manuale?

Continuo fermamente a credere che la parola ARTE abbia la stessa radice etimologica della parola ARTO, e che da questa connessione non si debba prescindere, anzi che ci sia bisogno di indagare tale rapporto tramite la reale conoscenza tecnica, per non perdere la genuinità e il senso profondo e mistico (perfino) con cui un "artista" dovrebbe approcciarsi al proprio mestiere.
Ciò non significa che io rigetti a priori il panorama contemporaneo,anzi, amo qualsiasi espressione  e fusione fra le arti che riesca a provocarmi un "qualcosa" di profondo in qualunque verso.
Io promuovo l'eccellenza e la ricchezza del contenuto, in questo sono abbastanza “medievale”.
Il primo lavoro che feci fu un'acquaforte, un fiore ed una mosca, su 5 centimetri quadri di zinco, al terzo anno di Accademia. Indubbiamente si accese qualcosa dentro di me.
Sono stata attratta dalla combinazione di "saperi" e "pratiche" che questa tecnica include e sfiora, e dalla libertà di espressione che consente. Non ho più smesso.
 
Quali tecniche utilizzi principalmente? E perché?
 
Potrei dire che concludo sempre con un'acquaforte, tuttavia nelle mie lastre è difficile contare gli stadi e le tecniche sovrapposte; cerco sempre di scoprire qualcosa di nuovo dal processo ed amo sperimentare. Preferisco le morsure profonde, le lastre elaborate. Le tecniche dirette, invece come il mezzotinto o la  puntasecca non mi soddisfano. Normalmente sono abbastanza lenta nella gestazione delle immagini e mi piace tirarle fuori dal rame. Uso anche molto la pietra d'agata.

Hai già deciso come declinare la tua arte? Hai progetti futuri?
 
Parlare della "mia arte" trovo che sia prematuro ed immodesto, sono ancora molto concentrata sulla mia evoluzione tecnica e sull'apprendimento, la Grafica d'Arte è un territorio sconfinato da esplorare. In questo momento sto cercando di “esportare" qui a Londra il mio Bestiario, presso qualche galleria o scuola di incisione, magari ottenere una borsa di studio dalla Comunità Europea che mi consenta di approfondire la pratica e magari l'insegnamento di questa materia.
A Londra il modo di fare calcografia è molto diverso, ad esempio, se il momento della stampa in Italia è concepito come la fase finale del processo creativo dell'immagine, qui, ne rappresenta l'inizio della sua seconda vita. Si lavora molto più sul colore, giocando con la consistenza della carta e le textures,  ibridando le tecniche con media digitali e dedicandosi molto al monotipo o al collage. Devo confessar che spesso le conseguenze di questo modus operandi possano risultare un po’ kitchs, soprattutto ad un osservatore italiano e sono curiosa di vedere i risultati e i cambiamenti che queste altre suggestioni mi provocheranno.
Dal punto di vista più intimo, la mia ricerca come la mia ideologia continueranno ad essere dirette e concentrate sullo studio e la reinterpretazione dei simboli archetipici a diversi livelli; il mio approccio, mi piace pensare, è sempre abbastanza "Leonardesco" e scientifico. Credo fermamente che la qualità e la potenza di un'immagine, dipendano dalla coerenza con l'idea che trasmettono.
Potrei  congetturare ore su tutto ciò che mi piacerebbe fare, posso dire che continuerò a crescere tecnicamente e a cercare suggestioni, i risultati verranno nel tempo.

intervista di Federica Faraone

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