Strumenti personali
Osservatorio dei Mestieri d'Arte: Portale » Incontri con l'artigiano » Restauri lignei e manifatture fiorentine

Restauri lignei e manifatture fiorentine

Nell’anno in cui Firenze diventava capitale d’Italia (siamo nel 1865), si contavano dentro le mura cittadine 319 botteghe di falegnami e stipettai che, nel novero delle arti e dei mestieri censiti, rappresentavano la categoria artigiana in assoluto numericamente più estesa e diffusa, superiore a quella dei sarti, dei calzolai e dei fabbri ferrai.

restauro ligneoCamminando per le vie dei quartieri era allora più facile imbattersi in botteghe che lavoravano il legno che non in mescite di vino, forni e pizzicherie: era d’altronde quella una città dove gli alberghi erano solo trentasette, e i caffé non arrivavano a cento. Se al numero che abbiamo indicato aggiungiamo poi i dati relativi agli intagliatori, agli intarsiatori e ai doratori, bene si intende un primato in questo settore e i motivi per cui alle esposizioni universali ottocentesche i padiglioni dedicati alla mobilia di lusso non potevano prescindere dalla presenza delle manifatture fiorentine, i cui prodotti venivano comprati e esportati in Russia, in Egitto, in Inghilterra e nelle Americhe. Abili nell’arte e nel commercio, questi maestri tutelavano d’altra parte una tradizione artigiana che affondava lontana nel tempo le proprie radici, e chi acquistava un mobile e una cornice fiorentina sentiva in realtà di possedere un pezzetto di storia, come in effetti era, essendo queste botteghe le dirette eredi, nelle tecniche e nello stile, di quelle 84 ricordate da Benedetto Dei nella sua Descrizione di Firenze del 1472.
restauro ligneo 2Quali siano stati i mutamenti della città in poco più di un secolo è facile da constatare, e tuttavia (pur non trascurando episodi di rilievo nella Toscana del Novecento quali il definirsi dei distretti produttivi pisani e pistoiesi, con Cascina, Bientina e Quarrata) questo primato ha lasciato alla città di Firenze un cospicuo patrimonio di raffinate tecniche di lavorazione che – oltre ad essere tutelate da alcune botteghe che ancora possono vantare una produzione di alta qualità – sono state alla base della nascita di altri prestigiosi laboratori, questa volta votati al restauro di manufatti e opere in legno antichi, il che, pur facendo virare il settore dall’ambito produttivo a quello del restauro, ha consentito di mantenere vivo il senso e il valore del nostro patrimonio.
Alle botteghe che ancora oggi mantengono alta questa tradizione, fatta di mestiere e capacità di innovazione pur mantenendosi nel solco della nostra storia, questo numero dell’Osservatorio è dedicato.

di Claudio Paolini

Azioni sul documento
  • Condividi su Facebook
  • Spedisci
  • Stampa