Il restauratore d’arazzi
di Gianna Bacci, Restauratore, Opificio delle Pietre dure e Laboratori di Restauro di Firenze
Non saremo, purtroppo, mai in grado di attribuire un nome al tessitore che ha avuto la geniale intuizione di trasformare un elementare intreccio a tela in un “contenitore”, dilatando immensamente le possibilità espressive di una tecnica di per sé limitata. E’ stato necessario un vero e proprio cambiamento nell’impostazione concettuale di tessuto, svincolandolo da uno schema rigido imposto dal telaio e ribaltando i ruoli degli elementi tessili: gli orditi e le trame. Gli orditi, da protagonisti, sono divenuti l’umile sostegno dell’impianto delle trame, le principali artefici della figurazione. Gli orditi scompaiono addirittura all’interno dell’intreccio, tanto che la loro presenza si può solo intuire nelle cannellature che percorrono in orizzontale la tessitura. Le trame si inseriscono addossandosi, passata dopo passata, intrecciando tutti gli orditi per zone cromatiche, costruendo di trama in trama un racconto istoriato. L’arazziere si trasforma da semplice esecutore in vero e proprio creatore di immagini, aiutato in questo da un pittore che lo guida nella equilibrata distribuzione del disegno. Ma rimane sua la determinante scelta dei materiali che valorizzano al meglio il disegno; lui solo è tenutario dei segreti espressivi della seta e della lana e di come impreziosire una figura arricchendola di bagliori dorati e argentati. Oggi, eredi degli arazzieri possono essere a buon titolo considerati i restauratori che, con la stessa pazienza, si impegnano a soccorrere gli arazzi aggrediti dal degrado che ha corroso, fratturato e annientato, soprattutto, l’impianto delle trame. Con meticolosa perizia il restauratore si impegna a restituire all’arazzo la perduta unità trasferendo nelle proprie mani tutte le informazioni che il pensiero va elaborando, in equilibrio tra la necessità di donare nuovo sostegno e il rispetto della originale espressività.


