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Il laboratorio di liuteria di Giuseppe Raspanti

Giuseppe Raspanti, archettaio a Firenze Articolo di Federica Faraone

Il laboratorio di liuteria di Giuseppe Raspanti

G.Raspanti, arco testa di pesce

Mi aprono la porta, sono pronta a conoscere meglio un nobile mestiere d’artigianato. L’ambiente risuona di note, lui costruisce archi, lei li fa vibrare.
Giuseppe Raspanti nasce a Firenzuola nell’aprile del 1948 con un’innata passione per il legno e la sua lavorazione. Apprende  varie tecniche manuali di falegnameria ed ebanisteria, fino a quando la vita non gli fa incontrare la moglie Miriam Sadun, violinista concertista e insegnante al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. Da questo incontro nasce la passione per la liuteria,  e quindi per un’arte ancora più di nicchia, l’archetteria: “Fu mia moglie, violinista, a convincermi, andai da un liutaio ma non fu un rapporto fertile. Poi mi venne l’idea degli archi e riuscii a contattare il maestro archettaio Gavioli a Bologna. Andai a casa sua dove si offrì d’insegnarmi il mestiere. Prima mi spiegò come costruire gli attrezzi necessari, poi come usarli”. Il rapporto, iniziato nel 1985 ha un fertile sviluppo, dopo un periodo iniziale, durante il quale studia l’archetteria francese, Raspanti inizia a costruire archi barocchi, classici e moderni. Ha poi la fortuna di avvalersi dei consigli del maestro Lucchi.

Lei ha quindi appreso il mestiere presso un privato, ma esistono scuole che insegnano questa particolare branca dell’arte liutaia?

Si a Cremona si trova un’ottima Scuola di Liuteria, ma tra teoria e pratica c’è un abisso, solo imparare a piallare richiede tanto tempo e pazienza.
La scuola di Cremona dura due anni, vi si diventa o liutaio o archettaio ma se ne esce ancora inesperti. Loro possono insegnare le basi, poi le raffinatezze ciascuno le deve trovare da solo, nessuno rivela i segreti del mestiere e l’apprendistato presso un maestro diviene necessario. Credo che a determinate conclusioni probabilmente ci si debba arrivare da soli.

Forse in pochi conoscono questo mestiere, ma chiunque può immaginare l’importanza di un buon arco.

Infatti, in pochi sanno che l’arco produce buona parte del suono: quando vengono sfregati i crini sulle corde di un violino, viola, violoncello o contrabbasso, l’arco entra in vibrazione. Lo strumento crea un suono con le corde e la cassa di risonanza. L’arco, con i crini e la sua elasticità, crea l’altra metà del suono. Un buono strumento con un cattivo arco produce un suono peggiore e viceversa, sono quindi due unità complementari.

Ha sempre avuto questa importanza l’arco?

No, anzi, l’arco fino ad un certo periodo della storia è stato considerato come accessorio e non come vero e proprio strumento; non erano curati nei particolari, non avevano nemmeno curvatura, erano bacchette grosse che si curvavano nel verso opposto.
Ci furono poi gli archi barocchi che ancora si usano per fare musica barocca.
Quindi ci fu un  periodo di transizione fra l’arco barocco e l’arco moderno, periodo in cui si cominciò a vedere già la punta più alta e meno allungata e nella parte posteriore fasciature e decori. Gli archi sono anonimi fino all’800, quando François Xavier Tourte, diventato famoso per aver fatto il primo arco moderno, ed altri  cominciarono a creare le basi dell’arco moderno e cominciarono a lavorare in proprio e a vendere direttamente ai musicisti. L’ archettaio nasce, come mestiere vero e proprio, a Parigi, come anche l’arco diventato poi famoso nel mondo, (in Italia vantiamo un centro illustre come Cremona). All’epoca musicisti come Tartini, Viotti giravano l’Europa a suonare ed ad insegnare entrando in contatto con archettai e liutai del luogo. Magari possedevano uno Stradivari, un Guarneri del Gesù, Amati, e cercavano degli archi che migliorassero sempre di più il suono. Grazie a questa collaborazione fra grandi musicisti con strumenti di grande qualità e maestri artigiani, nacquero archi altrettanto pregiati.

Questo genere di artigianato ha un buon mercato?
Si anche perché gli archi eseguiti artigianalmente vengono di solito acquistati da musicisti ad alti livelli, l’elevata preziosità si palesa nella minuziosa scelta dei materiali e nella precisione artigiana dell’arte di costruirli.
In prevalenza  vendo direttamente ai musicisti, che vengono a sapere della mia esistenza da colleghi o perché vedono un arco marchiato col mio nome in mano a qualcuno.
L’arco nasce in legno e per ora il suono che produce questo materiale non sono riusciti a riprodurlo con la tecnologia, in realtà è molto probabile che non ci riescano mai.
Il musicista, quando viene da me, prova più di un arco e cerca di capire quale meglio risponde alle sue esigenze, anche perché nessun arco è uguale ad un altro, ogni bacchetta ha una risposta diversa, anche se io li lavoro tutti allo stesso modo non sono mai identici, è sufficiente un’impercettibile differenza.
Mio modello esclusivo è l’arco testa di pesce, lo considero il mio biglietto da visita.

 

info:
Archi Raspanti
via Capodimondo, 33
50136 Firenze
Tel e fax 055.662335
cell. 347.8327033
archiraspanti@yahoo.it

 

 

 

 

 

 

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