Alessandro Dari. Orefice, musicista, poeta, farmacista
Varcando la soglia si ha l’impressione di essere trasportati nel tempo, l’atmosfera del negozio museo di Alessandro Dari, situato in alcuni ambienti dello storico palazzo Nasi Quaratesi, vibra di suggestioni in grado di emozionare chi vi entra.
Orefice dall’estro filosofico, comincia fin sa bambino a “sentire” un movimento interno che ben è riuscito a declinare attraverso le sue innumerevoli passioni, rendendole poi manifeste plasmando metalli preziosi.
Vetrerie raccolte da rigattieri antiquari sugli scaffali e strumenti musicali a corda incorniciano l’ambiente, un sottile suono meccanico accompagna la visita introducendoci in un’epoca precedente, congegni in movimento aiutano la mente a inoltrarsi nello spirito del luogo cercando un approccio al lavoro sentimentale ed empatico.
“ Ho iniziato a sedici anni, senza nessun maestro, un percorso tortuoso che ancora non è finito e che mi ha permesso di concepire il gioiello in modo diverso. Acquisire concetti direttamente è utile e permette di evitare il passaggio attraverso altre persone che inevitabilmente “viziano” l’idea di base, secondo il modo in cui loro stessi l’hanno elaborata.
Parallelamente iniziai a suonare musica classica per chitarra, applicando in seguito la metodica della musica alla lavorazione dei miei monili. La laurea in farmacia è nata dalla passione per la chimica, tutt’ora la notte elaboro preparazioni”.
Le sue opere sono racchiuse in collezioni. Può illustrarcele?
Per circa un decennio ho eseguito principalmente tecniche antiche, partendo da quelle etrusche fino ad arrivare alla lavorazione liberty. Solo successivamente ho cominciato a dar vita alle mie collezioni.
Sono oggetti a tema, la mia prima vera collezione è stata quella delle Chiese, introducendo per la prima volta l’architettura nel gioiello, ad eccezione di alcuni modelli ebraici.
Poi sono nati i Castelli, parallelamente le Corone e poi l’approccio all’ anatomia frutto di uno studio molto approfondito, fino a che non ho cominciato a creare gioielli scultura, dove il gioiello è una parte integrata della scultura stessa.
Le sue creazioni vivono di vita propria, quale processo mentale la porta a produrre monili dalla personalità autonoma?
È sempre stato il mio principale obbiettivo, cerco di creare gioielli che abbiano vita propria.
Costruisco strutture che possano essere d’ambientazione per il gioiello, in modo che lo renda visibile evitandogli di finire nel suo astuccio in un cassetto.
Così ha la possibilità di restare in esposizione, ha vita anche senza la mano o l’orecchio, talvolta risultando anche più interessanti che se indossati.
Lo spunto tematico di tutte queste suggestioni da dove deriva?
Sono cose che vedo, che sento. Non ho nessun merito, vedo il gioiello che devo fare come se cadesse dal cielo e se non lo eseguo sto male. Se avessi fatto degli studi classici la mia mente sarebbe stata viziata a non pensare un gioiello in questo modo.
Tutto accadde una sera a Siena, la mia città natale. Avevo dodici anni, trovai un anello a Fonte Gaia, era un serpente e nel momento in cui lo infilai ebbi la percezione, la sensazione che sarebbe stata la mia vita. Fu come una consacrazione.
A sedici iniziai a fondere a laminare a martello e a fare le prima forme che inizialmente erano solo serpenti.
Quindi la sua formazione è a dir poco poliedrica.
Ho coltivato tutte le pulsioni che sentivo profondamente. Ho conseguito la laurea in farmacia e ho studiato alchimia, ecco da dove derivano le mie origini filosofiche. Sono dell’idea che ci siano delle cose che si arrivano a percepire a controllare a spiegare, altre invece no, appartengono al divino o al filosofico. Il principio base dell’alchimia è che la materia ha vita, e io la sento viva, mi guida alla creazione.
Che lavorazioni pratica?
Ho reimpostato il lavoro come si faceva anticamente, parto dallo studio del disegno e del gioiello, quindi passo all’ esecuzione in cera o in metallo, fusione, lavorazione, incassatura delle pietre, pulitura, bagno galvanico se ce n’è bisogno.
Progetti per il futuro?
Ho insegnato per sei anni alla facoltà di architettura per la lavorazione della tecnica della cera per il gioiello. A febbraio apro una scuola qui, terrò corsi trimestrali di oreficeria scultorea, l’ambiente predispone alla concentrazione, io avrò il compito di trasmettere la tecnica, di insegnare a sentire l’energia dei metalli e delle pietre.
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INFO
Alessandro Dari
Via San Niccolò, 115/r
055 244747
www.alessandrodari.com


