A Firenze: borse di foggia settecentesca, ottocentesca e decò
La sperimentazione si trova anche qui: a casa dell’artista appassionata in borse di foggia del passato.
Sul tavolo tanti modelli arricchiti da ricami e decori, bottoni gioiello, seta, paillettes, oro filato antico cui solo abilissime mani di ricamatrice esperta possono lavorare, pochette, broche di foggia neoclassica e decò. Raccontandomi la sua storia, Maria Salvatici esordisce con la passione per i “bambini”.
Equivocando in un primo momento mi appassiono alla storia quando capisco che la sua prima sperimentazione parte da un gioco naif: creare vestiti per bambole in biscuit. Maria studia antropometria e storia del costume, si appassiona ai particolari di pizzi, ricami floreali e stoffe pregiate che rivestono borse d’epoca.
Cerca animatamente tra i vari laboratori storici fiorentini tra cui Rubelli, l’Antico Setificio, pochi centimetri di stoffa; chiede al Museo della Paglia di Signa qualche frammento di midollino per ricostruire fedelmente una borsa con anima in paglia, poi va a Venezia da Bevilacqua, a Zoagli per i famosi velluti e costruisce preziose borse che diventano modelli esemplari per abiti settecenteschi esposti alla Galleria del Costume di Firenze, al Teatro Comunale e presentate insieme ad autentici abiti settecenteschi esposti al Palazzo dei Vicari di Scarperia. Artigianato artistico è anche questo a Firenze: passione e ricerca, più o meno nascoste in un ambiente privato e in un animo nobile. (MPL)


